Anime Rubate

Sono nata troppo sensibile, troppo fiera ma troppo fragile

maria  kalogheropoulos

Le maschere ci rivelano, i ruoli ci uccidono

norma jean baker

I destini di tre donne indissolubilmente legati dalla loro fragilità, dalla precarietà di essere nella e per la Storia: Marilyn Monroe, Maria Callas e Jackie ‘O.

Un affresco pop sul mito della caducità e della fragilità.

Teatro della Centena

presenta

anime rubate

fragilità

con

Elisa Barucchieri e Maurizio Argàn

e la partecipazione di

Anna Moscatelli

voce recitante

Elena Bucci

coreografie

Elisa Barucchieri – Anna Moscatelli

light design

Franz Catacchio

tecnici audio, luci

Luca Tognacci – Amos Lazzarini

  

costumi

Simonetta Galassi

fondale scenico

Franco Sannicandro

ufficio stampa, foto di scena

Alessandro Carli

aiuto regia

Alessandro Carli

Regia

Maurizio Argàn e Elisa Barucchieri

con il contributo di Provincia di Rimini – progetto Argo Navis, Itinerari teatrali nella Provincia di Rimini 2008

in collaborazione con Asl Bari – SERT – dipartimento dipendenze patologiche di Giovinazzo (BA) – Associazione FonadAmentali di Giovinazzo (BA)

PROGETTO PIANOTERRATEATROVIVEANCORA – ANIME RUBATE

Due occhi ha l’anima: uno guarda nel tempo.

Ma l’altro si rivolge dritto all’eternità.

angelus silesius

UN DUPLICE SCACCO MATTO

L’incontro di due storie parallele è sempre

un incidente, un duplice scacco matto.

michel schneider

Il 19 maggio 1962  in uno degli ambienti di rappresentanza del Madison Square Garden Maria Callas e Marilyn Monroe s’incontrarono per la prima e l’unica volta nella loro vita. Entrambe conoscevano molti dettagli della vita dell’altra; li avevano appresi dagli articoli apparsi sulla stampa scandalistica, ovvero non conoscevano nulla l’una dell’altra. Il loro incontro fu brevissimo, giusto il tempo di scattare alcune foto di circostanza. Riuscirono a parlare anche per pochi minuti, tre in tutto, ma di quello che si sono dette non v’è alcuna documentazione, né scritta né orale. Il contenuto di quella breve conversazione resta tuttora un mistero. Ma questa non è l’unica strana circostanza di questo fatale incontro. Entrambe erano lì per festeggiare il compleanno del presidente degli USA, John Fitzgerald Kennedy. Entrambe per cantare in suo onore: due arie dalla Carmen di Bizet, la Callas, e la celebre Happy Birthday to You, la Monroe. Un articolo comparso sul New York Times il giorno seguente nel descrivere la serata ne parla come di una partita su un’immane scacchiera (omen nomen lo Square del Madison) su cui si  muovevano i vari pezzi. Le due regine, la bianca e la nera, erano appunto la Monroe e la Callas, su cui erano puntati tutti gli occhi e l’attenzione dei cronisti alla ricerca di dettagli scandalistici. Grande assente della serata la First Lady (quella che a buon diritto doveva considerarsi l’unica vera regina) Jacqueline Bouvier, alla quale le due regine  devono i due fatali scacchi amorosi della loro vita. Da questa serata, da questo incontro, da questa fatale partita a scacchi prende avvio ANIME RUBATE. Un percorso ad intreccio di due storie parallele in cui si alternano i colori banco e nero: nelle scene, nei costumi, negli oggetti, così come nella musica e nel light design, interamente giocati sui chiaroscuri e sui contrasti tra ombra e luce, tenebra muta e fragore abbacinante in una sinestesia emotiva e simbolica. Le due storie sono anche storie di donne viste nella loro dimensione umana di essere per la storia e nella storia dimensione che coincide pur tuttavia con quella metastorica del mito,  il mito della fragilità. Le due donne-personae  si muovono su questa scacchiera virtuale come in una partita con il potere, il denaro, la fama, il successo, il riconoscimento sociale. Il mito della donna nella fitta e intricatissima rete dei rapporti con la società, con la manipolazione sociale. Del resto i rapporti tra individui nella società sono sottesi alla manipolazione, Manipoliamo gli altri, e in fin dei conti, anche noi stessi, E’ come il giocatore incallito che gioca per perdere: ciò che vuole è la distruzione, la propria distruzione, In questo le due donne-mito Marilyn e Callas esemplificano lo stesso desiderio di auto annientamento, l’apoteosi della propria fragilità esteriore e interiore. Esse incarnano la fragilità stessa, ne fanno il vessillo e l’allegoria della propria esistenza, tanto da divenire nel momento della loro estrema rinuncia alla dimensione umana della fragilità, simbolo eterno della fragilità stessa. Il mito del dissolvimento di ogni mito. 

L’effimero che si eterna nell’immagine della sua stessa distruzione. L’unico possibile mito del nostro tempo, del Tempo della Caducità.

“Il Mito è un  segno e la Mitologia non è solo una semiologia, ma una semioclatia, una destrutturazione del sistema dei segni che costituisce la cultura” . In tal senso è proprio la Fragilità, intesa come capacità, ovvero possibilità, di destrutturare il Mito, di ridurlo cioè  a un universo di segni interdipendenti, la cartina di tornasole di questo complesso sistema  che ha nella sua stessa debolezza il suo estremo punto di forza.

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